Disoccupazione e mercato del lavoro
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Evidenziatore Corso

Disoccupazione e mercato del lavoro

di Giulia Panebianco

 

"DISOCCUPATO: Di persona cui una situazione generale di squilibrio economico non consente di usufruire del diritto al lavoro in corrispondenza alle proprie capacità; in senso più ristretto, di persona rimasta priva di un'occupazione subordinata retribuita che va in cerca di una nuova occupazione (diverso da inoccupato, di chi è in attesa della prima occupazione.)"

 

Per il governo è disoccupato colui che ha dichiarato la propria disponibilità al lavoro.

E allora mi sovviene una domanda: chi può dare la propria disponibilità al lavoro se non lavorando ottiene comunque una retribuzione, seppur minima dallo stato stesso?

 

La questione è molto delicata per cui all’interno della nostra società vi sono soggetti che hanno la necessità di essere aiutati in quanto in vera difficoltà a reperire un lavoro adeguato alle proprie competenze, aspettative e requisiti. Altrettanto vero è che moltissimi sono coloro che invece avrebbero requisiti, capacità e possibilità, ma manchevoli di volontà, minata alla base da uno Stato che vedendoli sul divano ad oziare li invita a rimanere dove sono offrendogli oltretutto la porzione di cibo giornaliera. Senza contare che le stesse persone per poter far fronte alle spese accessorie, con poche ore di lavoro in nero soddisfano le esigenze opzionali. 

La doppia beffa per chi invece lavora, suda e paga le tasse. 

 

E allora qual è la ricetta?

 

A mio parere è nell’art 4 della costituzione italiana:

 

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

 

Non il contrario. Oggi la nostra Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al non lavoro e crea le condizioni perché ciò si renda effettivo attraverso il reddito di cittadinanza.

 

Inoltre il proverbio “il lavoro nobilita l’uomo” è proprio il contrario di ciò che oggi fa il Governo italiano; snobilita l’uomo, lo rende ad un livello morale infimo, lo emargina, lo rende pigro e avvilito poiché non fa parte di un meccanismo di crescita non solo personale, ma dell’intera società.

 

In epoche passate il “gran lavoratore” era colui da ammirare, era forte, coraggioso, indefesso, che mandava avanti la famiglia con orgoglio e passione. 

Si sentiva un uomo potente di essere parte di una società dove tutti apportavano il loro contributo. 

Era fiero.

 

Oggi si sente fiero colui che guadagna molto senza fare un “tasso”, viene ammirato, esaltato emulato. La nostra società applaude a chi la fa franca.

Il “gran lavoratore” è denigrato, sbeffeggiato definito sfigato.

 

E’ ora di cambiare!


Disoccupazione e mercato del lavoro

Disoccupazione e mercato del lavoro

Un momento particolare dove il lavoro c'è ma non la voglia.